Progetto Neve Shalom
Uscire dall’odio: Neve Shalom Wahat al Salam
Il progetto dedicato al villaggio di Neve Shalom Wahat al Salam si inserisce nel solco delle iniziative della Fondazione volte a promuovere il superamento dei conflitti, degli odi e delle divisioni tra popoli, religioni e culture, attraverso la valorizzazione di esperienze concrete di convivenza.
Neve Shalom Wahat al Salam, “Oasi di pace” in ebraico e arabo, rappresenta infatti un esempio unico: un villaggio in cui cittadini israeliani e palestinesi scelgono di vivere insieme, condividendo spazi, educazione e vita quotidiana nel rispetto reciproco delle differenze.
Il riconoscimento (2011)
Nel 2011 la Fondazione ha conferito il Premio Spitzer alla scuola del villaggio, riconoscendo il valore educativo e umano di un’esperienza che dimostra come la convivenza sia possibile anche nei contesti più segnati dal conflitto. La scuola bilingue e binazionale del villaggio è un laboratorio concreto di dialogo, dove bambini e bambine crescono insieme imparando a conoscersi e a riconoscersi.
Un incontro con Wahat al‐Salam ‐ Neve Shalom (2022)
Nel 2022, in occasione della Giornata della Memoria, la Fondazione ha promosso a Bellinzona un incontro dedicato al villaggio di Neve Shalom Wahat al Salam, rafforzando il legame tra il contesto ticinese e questa esperienza unica di convivenza. Link all’evento.
L’evento ha offerto al pubblico la possibilità di approfondire il modello del villaggio attraverso il contributo dell’Associazione Amici di Neve Shalom e, soprattutto, grazie a un collegamento diretto con la realtà sul posto: la direttrice delle istituzioni educative, insieme ad alcuni studenti, ha condiviso in videoconferenza la propria esperienza quotidiana di dialogo e coesistenza.
Protagonisti dell’incontro sono stati anche i giovani: gli allievi della Scuola Moderna di Musica di Bellinzona hanno partecipato attivamente con esecuzioni musicali dedicate ai loro coetanei del villaggio, in un ideale scambio a distanza che ha unito esperienze, sensibilità e culture diverse.
L’iniziativa ha coinvolto diverse realtà del territorio, favorendo una sinergia tra istituzioni educative e associative e offrendo un esempio concreto di come il dialogo possa essere coltivato anche a livello locale. In questo modo, l’incontro ha tradotto in esperienza condivisa i valori della memoria, dell’apertura e della responsabilità, dimostrando come la conoscenza reciproca rappresenti uno strumento fondamentale per superare diffidenze e divisioni.
La testimonianza (2024)
Nel 2024, in un contesto internazionale segnato da un nuovo e drammatico acuirsi del conflitto israelo-palestinese, la Fondazione ha invitato a Lugano due rappresentanti del villaggio – una palestinese e un israeliano – per portare la loro testimonianza diretta.
Attraverso il racconto del loro vissuto quotidiano, i due ospiti hanno mostrato come sia possibile continuare a costruire relazioni di fiducia e convivenza anche mentre il conflitto infuria intorno a loro, offrendo uno sguardo alternativo rispetto a una narrazione che spesso appare senza via d’uscita.
Un progetto nel solco della testimonianza di Federica Spitzer
Questo percorso si inserisce pienamente nella visione della Fondazione, ispirata alla testimonianza di Federica Spitzer, sopravvissuta alla barbarie nazista e capace di affermare: “non c’è odio in me”.
Il progetto intende dare voce a esperienze che, al di là delle appartenenze e delle posizioni di parte, indicano una via possibile: quella della responsabilità personale, della solidarietà concreta e della costruzione della pace “dal basso”.
In un tempo in cui i conflitti tendono a polarizzare anche le nostre società, iniziative come questa vogliono offrire esempi reali di convivenza, mostrando che un’alternativa all’odio esiste e può essere praticata, ogni giorno, da persone comuni.